Introduzione allo Studio e alla lettura della Bibbia

rotolo_bibbiaPremessa

Nel panorama culturale odierno da più parti si fa sempre più forte l’accusa rivolta al Cristianesimo, ed in particolar modo, alla Chiesa Cattolica di aver per secoli nascosto o oscurato chissà quali verità presenti nei libri della Bibbia alle persone, oppure che la Chiesa induce le masse dei suoi fedeli a seguire un libro che tutto sommato dice tutto e il contrario di tutto, quale è la Bibbia. Alla luce di ciò, ci occuperemo di offrire una panoramica generale circa l’approfondimento, lo studio e la lettura della Bibbia. Offriremo notizie di carattere generale circa la composizione letteraria dei libri sacri, poi affronteremo in maniera semplice e breve il discorso dell’ispirazione e definiremo il concetto di Rivelazione alla luce degli studi teologici e dell’insegnamento ufficiale della Chiesa che sarà, in questo caso, una lampada per il nostro cammino. La speranza è quella di riuscire sfatare molti miti e false credenze che riguardo all’autenticità della Bibbia e dell’insegnamento della Chiesa serpeggiano nel nostro contesto socio-culturale, credenze che talvolta sono dettate dalla non informazione o dalla non corretta informazione e altre volte, invece, proprio dalla malafede e dalla diseducazione all’amore per la verità e per la cultura.

Indicazioni generali

La Sacra Scrittura è un insieme di libri che sono stati scritti nell’arco di diversi secoli, convenzionalmente dal IV sec. a.C. al 110 d.C. Essa si suddivide in Antico Testamento (da ora AT) e in Nuovo Testamento (da ora NT); il canone Cattolico raccoglie al suo interno anche i libri cosiddetti deuterocanonici, sono sette libri dell’AT, che furono accolti ufficialmente come Parola di Dio successivamente agli altri testi e questo perché erano scritti prevalentemente in greco e non in ebraico. (alcuni rotoli sono stati trovati nell’originale ebraico solo a partire dal 1947-1956 grazie alla scoperta dei Testi di Qumran). L’ AT lo si può indicare anche con il termine Tanakh di origine ebraica che designa l’intero corpus letterario delle Scritture Ebraiche: Torah (Pentateuco), Neb’im (Profeti) che raccoglie, invece, gli scritti dei profeti. Inoltre, nei Ketuvim troviamo i libri appartenenti al genere letterario sapienziale. L’AT narra della storia di Dio con il popolo di Israele, quindi, è innanzitutto una raccolta di testi improntati sulla fede di un popolo: si propone una finalità soteriologica, ossia salvifica. Nel Pentateuco si racconta la storia delle origini dell’umanità alla luce della fede in Jahvè. In esso, vi è il racconto della Creazione e poi della caduta dei progenitori Adamo ed Eva che, con un atto di disobbedienza a Dio, introdussero il peccato nel cuore del genere umano (Cf. Gn cc.1-3). Successivamente vi è poi la storia dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe (Cf. Gn cc. 12 ss), i quali ricevettero la promessa di una lunga discendenza, da cui si sarebbe poi formato il popolo di Dio, il popolo di Israele e avrebbe ereditato la Terra promessa, simbolo di una vita piena, realizzata e protetta dallo sguardo amoroso di Dio. Tuttavia, il peccato continuò ad albergare nel cuore dell’uomo, malgrado i numerosi e prodigiosi interventi di Jahvè a favore del suo popolo. Nell’Esodo, infatti, si narra della gesta di Mosè e di come collaborò al progetto di Jahvè di liberare Israele dalla schiavitù dell’Egitto. Tale evento nell’AT è l’evento fondante, l’evento per eccellenza, intorno alla quale ruota tutta la fede e la dottrina della fede biblica. Il libro del Levitico offre delle indicazioni cultuali al popolo di Israele circa il culto autentico e gradito a Jahvè. Il libro dei Numeri, invece, racconta il pellegrinaggio del popolo nel deserto dopo la liberazione dall’Egitto; il Deuteronomio è una rilettura dell’evento dell’Esodo stesso, che pone però al centro della vita del pio israelita l’obbedienza alla legge mosaica, ai dieci Comandamenti.

I Libri storici raccontano delle vicissitudini del popolo di Israele dopo la schiavitù in Egitto e di come l’intera storia umana sia costantemente scandita da continui fallimenti degli uomini e dal premuroso e incessante aiuto che ricevono da parte di Dio. È una storia sacra, si alterna tra il peccato e la Grazia. Ora Israele cade in mano ad un popolo nemico, ora Dio suscita per il suo popolo un salvatore che sia Sansone, Gedeone, Samuele, fino a giungere all’istituzione della monarchia, con l’avvento di Saul, Davide e Salomone. In questo frangente si giunge anche all’epoca dei profeti, uomini del popolo che, con prerogative specifiche e particolari, godono di un rapporto del tutto speciale con Dio e ne fanno le sue veci presso il popolo e il suo sovrano. Infine, l’epoca dei sapienti, uomini virtuosi che prima con il proprio esempio e poi con le parole, si offrono al popolo eletto quali maestri di vita e di fede, offrendo massime e direttive perché la Legge (dieci Comandamenti) e il culto siano vissuti in maniera retta ed autentica, proprio secondo il cuore di Dio. In questa prospettiva diventa un concetto chiave il “Timore di Jahvè”, che non indica la paura che l’uomo è tenuto ad avere nei confronti di Dio, ma bensì l’obbedienza, la riverenza, lo spirito di servizio. In altre parole, da questi scritti è possibile apprendere l’arte di vivere genuinamente la fede, ci è descritto lo stupendo rapporto della creatura (l’uomo) col proprio Creatore (Dio). L’AT conta un totale di 46 libri[1].

Il Nuovo Testamento solitamente lo si divide così: Vangeli e Atti degli Apostoli (o patti), Lettere Paoline, Lettere Cattoliche, Lettere Giovannee e Apocalisse. Il corpus letterario dell’NT raccoglie 27 libri. Il NT racconta della vicenda storica e terrena di Gesù Cristo, della sua Vita, Morte e Resurrezione e di ciò che ne seguì coll’avvento della Chiesa primitiva e di come il cristiano deve vivere per poter essere in Cristo grazie al dono dello Spirito Santo, figlio del Padre Celeste.

In quest’ottica entrano a far parte il discorso della kenosis cristiana, dei Sacramenti, della Grazia e della fondamentale mediazione ecclesiale.

È evidente intuire, dunque, come la Bibbia sia un insieme di libri distinti e complessi, caratterizzati dalle epoche in cui sono stati redatti e dai differenti generi e stili letterari, e per questo occorre approcciarsi ad essa con gli strumenti giusti, per evitare di cadere preda dell’errore.

Consigli utili per leggere la Bibbia

Approcci da evitare per una retta comprensione della Bibbia:

  1. La Bibbia è un libro di fede e si propone non una finalità scientifica così come oggi la intendiamo: comprendere minuziosamente l’origine e il funzionamento delle cose, ma bensì una finalità teologica-morale, ossia salvifica per la vita dell’uomo. La Bibbia, quindi, ci dice che l’origine delle cose è da ricercarsi nel Mistero di Dio. È (ASSOLUTAMENTE) scorretto approcciarsi ad essa, come ad un libro magico che contiene la risposta a tutti gli interrogativi che ci poniamo.
  1. La Chiesa insegna e ci ricorda che la Bibbia è Parola di Dio! Ma che passa e giunge a noi attraverso le parole umane, perciò stesso in diversi passi biblici è possibile scontrarsi coi limiti, le fragilità e le inesattezze proprie dell’uomo. La Bibbia è la storia dell’amore di Dio verso l’umanità, ma poiché è legata al tempo e alla cultura in cui fu scritta, è possibile riscontrare in essa delle inesattezze legate al quel tempo, a quella cultura, a quel popolo determinato, ma questo non ci vieta di affermare che in quella parola umana vi è intatta, presente e operante la Parola di Dio stesso (Cf. Gv 1.14).
  1. Per Ispirazione in senso biblico, il Cristianesimo intende che Dio si serve degli agiografi (coloro che hanno scritto i vari libri della Bibbia), non dettandogli il suo pensiero, alterando e annullando magari le loro facoltà psichiche e cognitive, ma bensì rispettandole e lasciandole intatte. Il Dio della Bibbia è il Dio dell’Incontro, della relazione, il Dio amico degli uomini. Stando a ciò, dunque, Dio si è servito di vari scrittori lungo il corso della storia sacra, ma facendogli fare un’esperienza particolare di Sé e del suo Amore. Costoro poi nel tempo, hanno compreso che bisognava fissare per iscritto tale esperienza per la fede, l’arricchimento e l’ammaestramento delle generazioni future[2].

“Pertanto «ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona». Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana l’interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l’intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l’altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione […]. Perciò, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede” (Cf. Dei Verbum nn. 11-12).

La Rivelazione

Con il termine Rivelazione, il Cristianesimo intende indicare la gradualità e le modalità con cui il Dio della Bibbia si è rivelato all’uomo nel corso dei secoli. Due modalità possono essere considerate da sempre le vie principali attraverso cui il Dio di Gesù Cristo si è rivelato all’uomo: la natura e la Sacra Scrittura. Il Dio biblico, dunque, si è disvelato all’uomo nel corso dei secoli con una pedagogia graduale e particolare, prima attraverso i fenomeni della Creazione e successivamente attraverso la Scrittura, suscitando uomini particolari e facendo fare loro un’esperienza teofanica (apparizione della divinità che entra in contatto con l’uomo attraverso azioni prodigiose, sogni, visioni, oracoli, messi poi per iscritto). È così che Dio dischiude nel corso della storia il mistero della sua Persona, per poi giungere al culmine e alla pienezza di questa Rivelazione nella Persona di Gesù Cristo (Cf. Gv 1,18; Gal 4,4; Eb 1,1-3).

[1] Cfr. V. Scippa, Introduzione all’Antico Testamento. Dispensa – Pontificia Facoltà teologica dell’Italia Meridionale Sez. S. Tommaso D’Aquino, Napoli 3 marzo 1984, pp. 19-31.

[2] Cfr. R. Fabris, Introduzione generale alla Bibbia, Eelledici 2006, pp.499-536.

Scritto da:
Giuseppe Lubrino

Introduzione allo Studio e alla lettura della Bibbiaultima modifica: 2017-02-04T17:58:03+01:00da giardinobiblico
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