Gesù e La Samaritana (Cf. Gv 4,1-42)

 

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In questa pericope (Clicca sul riferimento per leggere il Testo) [Gv 4,1-42 ] del IV Vangelo si racconta dell’incontro di Gesù con una donna della Samaria[1], nella città di Sicar, presso il pozzo di Giacobbe (Cf. Gn 33,18-20; 48,21-22; Gs 24,32). Questo luogo è importante nella Bibbia, poiché in questo luogo Giacobbe eresse un altare a Dio, dunque, il luogo dove Gesù sosta e discute con questa donna, è fin dall’antichità biblica un luogo d’incontro tra Dio e l’essere umano. Inoltre, per ben comprendere questo brano, sono opportune alcune precisazioni, circa il rapporto che al tempo di Gesù c’era tra i giudei e i samaritani.

Questi due popoli erano rivali e vi era tra loro una grande ostilità, la quale affonda le sue radici nell’epoca della Monarchia in Israele (X-IX sec. a. C). Dopo il regno di Salomone vi fu una scissione e il regno d’Israele fu diviso in due parti: Regno di Giuda e Regno di Samaria.

Dopodiché entrambi i regni finirono in esilio fatti prigionieri da popoli potenti stranieri. Il Regno di Giuda (del sud) tra il VII-VI sec. a.C. fu deportato in esilio dalla super potenza Babilonia. Tuttavia, malgrado ciò, conservò in un certo senso intatta e pura la fede in Jahvè, senza contaminarsi con culti idolatrici.  Il Regno di Samaria (nord), invece, fu deportato prigioniero dalla super potenza dell’Assiria nel 721 a.C. Quest’ultimo, durante e dopo l’esilio, si lasciò contaminare da credenze contrarie alla Legge di Jahvè e acquisì una visione sincretista della Religione, pur continuando a credere in Jahvè, sacrificava ad altri dèi stranieri e si corruppe anche nei costumi (Cf. 2Re 17,24-41). Da questa situazione nacque una forte rivalità tra i due popoli che vigeva ancora al tempo di Gesù. Detto questo, quindi, è evidente come l’agire di Gesù nei Vangeli è sempre un agire controcorrente, un andare oltre gli schemi e le consuetudini abitudinarie. Gesù va ed invita ad andare sempre oltre le apparenze, poiché è lì che il più delle volte si cela la verità delle cose, la verità della realtà della vita.

 Prima di addentrarci nel vivo dell’incontro tra Gesù e la donna al pozzo, è degno di nota sottolineare ancora come un’altra caratteristica del Vangelo di Giovanni, sia quella di presentarci Gesù come un pellegrino che va e viene più volte, nel corso del suo ministero pubblico, dalla Giudea alla Galilea e in questo itinerario il passaggio alla Samaria è obbligato. Ciò, inoltre, trova riscontro anche nei Vangeli sinottici dove apprendiamo: 

Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». (Lc 9,58).

Gesù è un viandante che va in giro per la Palestina del suo tempo ad operare il bene (Cf. At 10,38). Gesù, pertanto, giunge al pozzo stanco e si ferma cercando un po di ristoro, alla vista della donna le chiede da bere e poi, con un colpo di scena, le offre lui da bere a lei dell’acqua. (L’acqua nella Bibbia è simbolo di vita, di rinascita, di purificazione). In questa scena, del resto, vi è anche un altro aspetto considerevole, ci viene detto che  era l’ora sesta (che corrisponde alle ore 12-mezzogiorno). Ciò è importante, perché secondo alcuni commentari biblici (Cf. Sant’Agostino)[2], con questa indicazione, l’agiografo vuole dirci che il tempo storico di Gesù, corrisponde alla sesta Era del mondo (a partire da Adamo ed Eva), dunque il tempo di Gesù è il tempo della pienezza, il tempo per eccellenza (cf. Gal 4,4).

La donna rimane scettica alla richiesta di Gesù e lo informa dell’ostilità che intercorre tra i giudei e i samaritani. Il Signore Gesù le dice che se conoscesse il dono di Dio sarebbe lei a chiedere dell’acqua a Lui. Nel Vangelo di Giovanni “il dono di Dio” per eccellenza è lo Spirito Santo, che dischiude agli uomini la verità di Dio e del suo amore, la verità piena (Gv 14,15-16. 26). Dinanzi al parlare apparentemente enigmatico di Gesù, la donna ragiona ancora alla maniera umana e non coglie pienamente le parole del Signore, poiché come emerge chiaramente dal testo, la donna ha una visione della vita molto materiale ed è per lo più imprigionata nella realtà del sensibile, dello sperimentabile, del calcolabile e del concreto e non riesce ad andare oltre. Gesù, tuttavia, non demorde e gradualmente si rivela a Lei, la conduce per mano alla pienezza della verità, così come un padre farebbe per il proprio figlio piccino. Gesù, pertanto, afferma che l’acqua che lui vuole offrirle è acqua che diventerà in Lei sorgente di vita eterna, non è quindi un dono materiale e perciò stesso passeggero, ma è un dono spirituale, viene da Dio e perciò è un dono eterno. La donna esclama: Signore dammi di quest’acqua! Cosicché io non sia costretta a venire ogni giorno a qui a riempirla. Nonostante la donna non coglie ancora pienamente il discorso di Gesù, da questa esclamazione ci è possibile cogliere la fatica della donna, il peso della sua quotidianità., i suoi dubbi e le sue incertezze, le sue paure.  

Quante volte la nostra vita ci appare tormentata dalla fatica del vivere, dalla tristezza della routine in cui spesso ci imprigiona la nostra esistenza quotidiana? 

 Arriviamo al centro della pericope, Gesù per catturare la massima attenzione della donna e per rivelarsi ancora di più a lei, le chiede del marito. Gesù, infatti, in quanto Verbo di Dio (Cf. Gv 1,1-18), sapeva tutto della donna: che di fatto lei aveva avuto cinque mariti e l’uomo con cui stava attualmente non era suo marito legittimo, ma il suo amante. Gesù, quindi, tocca la donna nel profondo del suo cuore, con la sua parola la scuote nella stanza più intima del suo essere, le dice la verità della sua vita, con la sua Parola sanante, la guarisce. La donna così inizia a compiere un primo passo verso Gesù, lo riconosce come Profeta di Dio. Oltre ciò,  la donna non nasconde la sua situazione disagiata al Signore me gliela rivela. È sorprendente notare qui come è all’opera la pedagogia di  Gesù che oltre a dirle la verità sulla sua vita induce la donna stessa a riconoscerla e a confessarla.

Quante volte nel nostro rapporto con Dio, siamo tentati di non dirgli tutta la verità del nostro essere, dei nostri disagi, delle nostre angosce più profonde?

Da questo brano apprendiamo che è conveniente dire sempre tutto al Signore in preghiera e non omettere mai nulla. Una condizione indispensabile per un discepolato autentico è un rapporto vitale e sincero con Dio, da coltivare con la preghiera sia comunitaria che personale.

Dopo ciò, la donna pone a Gesù la questione circa il luogo del vero culto a Dio, facendo riaffiorare la diatriba tra i samaritani e i giudei. I giudei come luogo di culto per eccellenza avevano il Tempio di Gerusalemme, mentre, i samaritani in contrapposizione pregavano Dio sul monte Gerezim. La risposta di Gesù ancora una volta, va oltre le aspettative e stupisce sempre! Gesù, infatti, afferma che né a Gerusalemme, né sul monte, è il luogo adatto per rendere a Dio un culto gradito.  Il vero culto a Dio occorre che gli sia dovuto in spirito e verità.

Da ciò risulta evidente, che per un culto sincero a Dio non conta affatto il luogo fisico, ma è fondamentale, invece, la disposizione del cuore. In “spirito e verità” oltre ad indicarci che Dio non ha forma corporea-materiale, come falsamente si credeva e si crede, ci dice che per pregarlo autenticamente, è opportuno che l’uomo si formi uno spirito contrito (Cf. Sal 50,19; Is 62,2; Dn 3,39). Il culto autentico per il cristianesimo è anche il servizio generoso all’altro, al prossimo, chiunque egli sia. Mettersi al servizio del prossimo, offrire se stessi e il proprio tempo agli altri, è indice di vero amore e ciò non può che essere gradito a Dio (Cf. Rm 12,1). Emerge, inoltre, anche quanto sia fondamentale in questo nostro tempo che i credenti siano educati alla preghiera, occorrono delle vere e proprie scuole di preghiera che aiutano i fedeli ad affrontare con fede e speranza le varie stagioni della vita e a far si che nel cuore dell’uomo contemporaneo non si spenga mai la luce della speranza. 

È nell’interiorità del cuore che Dio abita e grazie al dono dello Spirito Santo i credenti stessi vengono resi tempio di Dio (Cf. 1Cor 3,16-17; Ef 3,16). La verità e, con essa, una visione più spirituale della vita diventano, dunque, una condizione imprescindibile per essere discepoli autentici di Gesù e veri adoratori del Padre. 

Gesù, inoltre, riconosce un certo privilegio ai giudei in merito alla salvezza, ma la estende a tutti. La salvezza offerta da Gesù è valida per tutti gli uomini senza distinzione alcuna, i giudei hanno il privilegio poiché Gesù secondo la carne è disceso dai giudei (Cf. Mt 1).

È interessante, alla luce di ciò, interrogarci noi quale atteggiamento assumiamo nei confronti degli stranieri, dei diversi che incrociamo sul nostro cammino?

La donna continuando il suo colloquio col Signore gli dice della sua speranza circa la venuta del Messia ed è a quel punto che Gesù le dice: “Sono io, che ti parlo”. Il Messia atteso da Israele è Gesù di Nazareth, tuttavia, il suo operato fin da subito va oltre le aspettative del popolo e non si limita esclusivamente ad apportare dei cambiamenti politici e militari, ma mira a cambiare l’esistenza stessa degli uomini, a stravolgere la storia, a rinnovare e trasformare il cuore dell’uomo perché sia reso docile all’azione vivificante dello Spirito per gloria del Padre. Così la donna da incredula quale è e legata ad una visione materiale della vita, si apre alla Parola di Gesù e ne viene completamente trasformata, diventa sua discepola e poi si fa testimone, portando ai suoi concittadini il lieto annunzio, del Salvatore del mondo.

Infine, arrivano i discepoli e vogliono offrire a Gesù del cibo, ma il Signore dice di che il suo cibo è fare la volontà del Padre e annuncia loro il Mistero della sua Passione. Successivamente, con un linguaggio ereditato dall’agricoltura (Parabola), spiega loro la gratuità della Grazia di Dio di cui l’umanità è stata fatta oggetto. I samaritani contrariamente alle previsioni storiche e umane, accolgono il messaggio e la persona di Gesù, riconoscendolo come Figlio di Dio e, di conseguenza, credono nella divinità della sua Persona e si dispongono a ricevere il dono dello Spirito Santo. È per questo che nella Bibbia i samaritani da nemici e infedeli della fede in Jahvè, nei Vangeli vengono indicati come il paradigma del cristiano integro e autentico (Cf. Lc 10,30-36). Dalla acquisizione di questo dato scritturistico, ci è possibile intravedere come l’agire di Dio nella storia sia formidabile e imprevedibile! L’arte di Dio consiste da sempre nel saper scrivere dritto sulle righe storte della storia, nel saper trarre la vittoria dal fallimento proprio degli uomini.

“«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
né le vostre vie sono le mie vie»,
dice il SIGNORE.” (Is 55,8).

Scritto da

Giuseppe Lubrino

[1] Per un approfondimento esegetico vedi A. Casalegno, “Perché contemplino la mia Gloria” (Gv 17,24). Introduzione alla teologia del Vangelo di Giovanni, Edizioni san Paolo, 2006.

[2] http://www.cristianicattolici.net/gesu_al_pozzo_di_giacobbe.html [Ultima consultazione 05/02/2017. Ore 13.20].

Gesù e La Samaritana (Cf. Gv 4,1-42)ultima modifica: 2017-02-05T15:08:16+01:00da giardinobiblico
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