“Non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt 4,1-11)

627px-Duccio_di_Buoninsegna_040Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane».  Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio
».
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio  e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede
».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:  «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo
e a lui solo rendi culto
».
Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

 

Riflessione

Proseguendo il nostro ciclo di riflessioni sul Vangelo secondo Matteo proponiamo la pericope evangelica che ci narra delle tentazioni di Gesù nel deserto. Questo brano del vangelo è molto conosciuto e dalla Chiesa è sempre letto e meditato nel periodo quaresimale. Una caratteristica con cui ci viene presentato il volto di Gesù, nell’intero vangelo di Matteo, è quella del nuovo Mosè. Le ascendenze bibliche in questa pericope, che richiamano le vicende di Mosè e del popolo di Israele sono molteplici. Gesù come Mosè digiuna quaranta giorni e quaranta notti [Cf. Es 34,28]. Le tentazioni a cui viene sottoposto richiamano quelle che Israele sperimentò nel corso del suo pellegrinaggio nel deserto, verso la terra promessa. Gesù in questo brano incarna la figura del “Giusto” che i libri sapienziali dell’Antico Testamento ci presentano, è assistito dallo Spirito Santo. Una caratteristica tipica dei Vangeli sinottici, è quella di presentarci la vita terrena di Gesù e i momenti salienti del suo ministero pubblico, in compagnia del Padre e dello Spirito Santo. Ciò, in effetti, ci rammenta che la salvezza è opera della Trinità, è opera del Dio della Bibbia.

Gesù, pertanto, in quanto nuovo Adamo anziché lasciarsi sopraffare, vince le tentazioni e obbedisce al Padre. Essenzialmente sono tre le tentazioni a cui viene sottoposto dall’avversario:

  • Cercare il proprio sostentamento, l’essenziale per la propria vita, mettendo da parte totalmente Dio; in altre parole, vivere la propria vita come se Dio non ci fosse;
  • mettere alla prova Dio pur di affermare sé stesso e il proprio ego;
  • rinnegare Dio per seguire falsi dèi che procurano il potere in questo mondo.

Da come si evince dal testo queste tentazioni a cui Gesù viene sottoposto dal diavolo nel deserto, possano essere paragonate alle tentazioni che da sempre abitano il cuore dell’uomo. Ora i cristiani in virtù dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, cresima e eucarestia, vengono incorporati a Cristo e devono fare propri i suoi atteggiamenti e sentimenti, per potersi spogliare dagli abiti degli uomini vecchi, (Vita prima della conversione) e per potersi rivestire con abiti dei figli di Dio (Vita dopo l’incontro con Cristo) [Cf. Fil 2,6-11; Ef 4,17-31; Col 2,12].

 Del resto, attraverso le risposte che Gesù dà al “serpente” ci è possibile cogliere, nelle parole del Signore, una forte critica all’estremizzazione della vita materiale. Oggi, infatti, la nostra vita sembra essere incentrata essenzialmente sulle cose materiali, il consumismo di cui è vittima il nostro tempo, ne è una prova evidente. Si vive di “solo pane”, si basa la nostra esistenza esclusivamente su quello che si vede: cura del corpo, dell’abbigliamento, dell’esteriorità, utilizzo sregolato dei social, relazioni campate in aria… Ovviamente, il Vangelo non è affatto in contrapposizione a tutte queste cose, che se svolte nella giusta misura sono fondamentali e importanti. Il Vangelo, per lo più, condanna le assolutizzazioni: spesso noi viviamo esclusivamente e soltanto per le cose materiali, illudendoci di poter colmare la sete del nostro cuore, solo attraverso il tangibile e il calcolabile. Gesù ci ricorda in questo brano, che noi non siamo fatti solo di questo, l’orizzonte della nostra vita è più ampio e più allargato. Le dimensioni del nostro cuore, vanno ben oltre i confini del sensibile e del visibile, noi siamo fatti principalmente per amare. Siamo creature di Dio, fatte a sua immagine e somiglianza, lo scopo della nostra vita è quello di riconoscerlo, di servirlo negli altri. Tutte le volte che l’essere umano si chiude a questa dimensione costitutiva della propria esistenza, va incontro al malessere, al fallimento e, diviene preda dell’angoscia.

Quante volte siamo tentati di prenderci cura della nostra esteriorità, ledendoci poi totalmente dentro? Parimenti, quante volte siamo tentati di basare la nostra vita, la nostra quotidianità, mettendo Dio da parte, escludendolo e confidando esclusivamente nelle nostre capacità razionali? E ancora, quante altre volte, crediamo che stringendo alleanze (particolari) possiamo migliorare la nostra esistenza e posizione sociale, in termini di potere, di notorietà e via discorrendo?!

Ebbene, il Vangelo ci esorta ad un riordinamento della nostra vita, ci invita a mirare all’essenziale e ci ricorda che non siamo fatti solo di ciò che si vede dall’esterno, ma abbiamo un mondo interiore all’interno di cui dobbiamo prendercene cura, se vogliamo davvero vivere da uomini e donne liberi e sereni. Il male è una realtà evidente e scandisce la nostra esistenza inesorabilmente. Il Vangelo, tuttavia, ci suggerisce delle scelte da compiere per vincere il male e vivere nel bene, secondo il volere di Dio. La vita dell’uomo e la sua piena realizzazione, dunque, secondo il Vangelo, non consiste nel procurarsi le ricchezze materiali, tanto meno nello stringere rapporti che gli procurano fama e successo, né nella cura ossessiva di sé stessi e nell’affermazione del proprio io. La vita dell’uomo è bene orientata se quest’ultimo, si rende docile e si apre all’ascolto della Parola di Dio.

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.
Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere. [Sal 1,1-3].

 

Scritto da

Giuseppe Lubrino

 

“Non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt 4,1-11)ultima modifica: 2017-02-22T15:39:02+01:00da giardinobiblico
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